Sarah Scazzi. Il delitto di Avetrana. Processo ai Misseri. Quando la Giustizia non convince, ma la televisione sì.

Sarah Scazzi. Il delitto di Avetrana. Processo ai Misseri. Quando la Giustizia non convince, ma la televisione sì.

Una farsa dove i media sono la pubblica accusa ed i loro spettatori sono i giudici popolari. La difesa è un optional assente.

Intervista al dr Antonio Giangrande. Scrittore, sociologo storico, giurista, blogger, youtuber, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, autore avetranese che sulla vicenda ha scritto tre libri: sulla scomparsa, il ritrovamento, gli arresti ed il processo di primo grado; sull’appello; sui giudizi penali ai testimoni non conformi alla linea accusatoria.

Dr. Antonio Giangrande lei su quali basi può essere ritenuto un relatore attendibile della vicenda?

«Sono di Avetrana ed ho esercitato la professione forense nel foro di Taranto, finchè me lo hanno permesso, non essendo conforme, quindi conosco i luoghi e le persone al di là dell’aspetto processuale specifico. Nella mia peculiare situazione ho raccolto in testi ed in video tutto il materiale attinente la vicenda».

E quale idea si è fatto?

«Nonostante abbia consultato tutti gli atti processuali ed extraprocessuali difensivi ed accusatori, le sentenze, finanche quella definitiva, mi lasciano il dubbio, oltre che l’amaro in bocca».

L’amaro in bocca?

«Sì. Perché gli studenti che vogliono presentare una tesi scolastica o universitaria sulla vicenda di Sarah Scazzi, spesso mi chiedono il materiale video della requisitoria dell’accusa, non essendo interessati minimamente alle arringhe della difesa. Dico loro che tutto il materiale accusatorio e difensivo da me raccolto può essere consultato anche in testi e gratuitamente. Questi, pur non conoscendo la posizione della difesa delle parti in causa, mi rispondono: “Grazie, ma la vicenda mi è già ben chiara.” Capite? È chiara una vicenda sol perché si è seguita mediaticamente tramite i portavoce dei PM, o perché si è visionata la requisitoria accusatoria. Questo è per la vicenda di Sarah Scazzi, come lo è per tutti i grandi processi mediatici».

Lei che conosce tutto il materiale probatoria, cosa, invece, ha da aggiungere per completezza di informazione?

«Gli elementi giudiziari principali su cui basare un giudizio di logica sono:

Arma del delitto. Non vi è certezza. La difesa dice corda. L’accusa dice cintura.

Orario del delitto. Vi è contraddizione. L’orario incerto e non provato dell’accusa è prima delle 14.00 di quel giovedì 26 agosto 2010, basato su testimoni che si son contraddetti (il vicino, la coppietta, i genitori di Sarah e la badante) ed il consulente contestato; l’orario certo della difesa è circa le 14.30, provato da un testimone attendibile.

Movente del delitto. Non vi è certezza. Passionale da parte di Sabrina, per l’accusa, però senza riscontro o conferme degli amici ascoltati. Sessuale da parte di Michele, per la difesa, con il riscontro dei precedenti di Misseri con la cognata.

Gli elementi spuri. Il fantomatico furgone visto da Massari ed il fantastico sogno del fioraio Buccolieri. Il furgone non prova né l’omicidio, né il rapimento. Il Sogno non prova l’omicidio, ma solo il coinvolgimento di Cosima Serrano nell’eventuale rapimento di Sarah. Sogno che non è stato mai indicato come realtà. Solo la Pisanò ed i pubblici ministeri hanno ritenuto che quel sogno fosse realtà, nonostante vi sia stata immediata ritrattazione o puntualizzazione del Buccolieri, il cui procedimento penale per false dichiarazioni al Pubblico Ministero, sicuramente morirà di prescrizione, non arrivando a definire una verità assoluta sull’eventuale abbaglio accusatorio o sulla falsità della ritrattazione. Per aver sostenuto che era sogno molti parenti ed amici del Buccolieri sono finiti sotto la scure giudiziaria. Per questo non si capisce l’incaponimento di questi a sostenere una versione che l’accusa ritiene falsa, se effettivamente falsa non sia.

Le confessioni di rei ritenuti innocenti. Cosima ha sempre sostenuto la sua estraneità all’omicidio ed al fantomatico rapimento onirico. Anche per mancanza di tempo, ribadita da un testimone, perchè rientrata alle 13.30 circa dal lavoro in campagna. Sabrina ha sempre negato il suo coinvolgimento al delitto, confermate dagli sms alle Spagnoletti, e la sua gelosia per Ivano, confermando il suo affetto per Sarah. Michele ha confessato il delitto, con riscontro di fatti, facendo trovare prima il cellulare, poi il corpo e palesando la sua colpa nella prima telefonata genuina intercettata tra lui e la figlia Sabrina durante il suo arresto nella caserma di Taranto, in seguito del quale ha fatto ritrovare il corpo. Ha deviato sulla sua versione solo quando non era presente coscientemente a causa dei farmaci somministrati ed indotto dal carabiniere presente all’audizione, ovvero quando è stato indotto dal suo avvocato difensore, Daniele Galoppa, consigliato a Michele dal pubblico ministero Pietro Argentino, componente dell’accusa, ed indotto dalla consulente Roberta Bruzzone. Così come dichiarato dallo stesso Misseri. Bruzzone che nel processo ha rivestito le vesti di consulente di Michele Misseri, testimone dell’accusa e persona offesa (logicamente astiosa) nei confronti di Michele.

Testimoni fondamentali dell’accusa. L’unica super testimone: Anna Pisanò, sedicente amica di Sabrina Misseri. La sua testimonianza collide con tutte le altre versioni degli amici e parenti di Sabrina che sono stati ascoltati nel processo. Sarah la mattina dell’omicidio era felice? Per la Pisanò no, per gli altri sì. Sabrina era gelosa di Sarah per Ivano Russo? Per la Pisanò sì, per gli altri, no. Dopo la scomparsa vi sono elementi colpevolizzanti per Sabrina? Per la Pisanò, sì, per gli altri, no. Chi ha parlato per prima del sogno? La Pisanò che sospettava una relazione sentimentale tra sua figlia Vanessa e il fioraio, suo datore di lavoro. La Pisanò ha detto di tutto su tutto, anche contraddicendosi, come per la questione del sogno. La Pisanò, testimone e detective allo stesso modo ed allo stesso tempo. La Pisanò, con cui Sabrina non si confidava perché non la riteneva amica, in quanto considerata “pettegola”, si arrogava il merito di sapere tutto su Sabrina stessa. Franco Coppi, l’avv. di Sabrina, ebbe a dire nell’arringa di primo grado: “Sabrina ammette di essere colpevole. Sabrina con la casa invasa dai giornalisti ammette la sua responsabilità …con chi? Con la più pettegola delle donne di Avetrana, Con la Pisanò!”»

In sintesi ha raccontato i processi. Cosa ne deduce?

«Se già io che ho studiato, cercato, approfondito tutti gli elementi del processo. Ho conosciuto tutti i fatti exatraprocessuali che ne hanno minato la credibilità. Se già io conosco tutto ciò e ho dei dubbi sull’esito processuale, come fanno gli sbarbatelli che poco conoscono l’argomento a dire: “ho le idee chiare”?»

Si farà un docufiction sulla vicenda da parte di Mediaset…

«Già. Ma non sono io il consulente della regia o degli autori. Sicuramente si saranno avvalsi di qualcuno più autorevole ed attendibile di me… senza stereotipi, pregiudizi e superficialità. Sicuramente la redazione di Quarto Grado fornirà il suo apporto. Sicuramente si farà riferimento al fatto, come spesso dichiarato impunemente in quella trasmissione, che Avetrana è un paese omertoso…sol perché non sono stati tutti pettegoli…».

 

Dr Antonio Giangrande. Scrittore, sociologo storico, giurista, blogger, youtuber, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie. 099.9708396 – 328.9163996

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Sarah Scazzi. Il delitto di Avetrana. Processo ai Misseri. Quando la Giustizia non convince, ma la televisione sì.ultima modifica: 2017-05-15T18:38:19+00:00da rassegna-stampa
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